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Aggiornato: 7 min 44 sec fa

Varazze - consiglio comunale su tariffe posti barca e Ramognina

Mer, 06/07/2016 - 18:43

Quattro ore e mezza di consiglio comunale ieri a Varazze (Savona). Polemiche sullo sconto applicato a Genova per il conferimento dei rifiuti che vanno ad aggravare la già pesante situazione della discarica Ramognina. I consiglieri di minoranza chiedono chiarezza sulle condizioni attuali di inquinamento dell'area interessata. Scontro anche sul progetto abitativo a rio Portigliolo. Insoddisfacenti per i consiglieri le motivazioni del sindaco sull'aumento del costo del canone annuo per il posto barca comunale.

Categorie: CronacaCategorie "Hot": Inquinamento

L'inquinamento della discarica Ramognina

Mer, 29/06/2016 - 15:22

Dalla discarica Ramognina a Varazze i rifiuti da anni si riversano nella valle, come testimoniano foto di alcuni escursionisti. Qui venivano conferiti anche rifiuti possibilmente pericolosi per la salute dei cittadini. La testimonianza di un autotrasportatore.

Categorie: InchiesteCategorie "Hot": Discarica

L'inquinamento della discarica Ramognina

Mer, 29/06/2016 - 15:22

Dalla discarica Ramognina a Varazze i rifiuti da anni si riversano nella valle, come testimoniano foto di alcuni escursionisti. Qui venivano conferiti anche rifiuti possibilmente pericolosi per la salute dei cittadini. La testimonianza di un autotrasportatore.

Categorie: InchiesteCategorie "Hot": Discarica

Varazze - Al cimitero salme saponificate

Gio, 23/06/2016 - 15:25

Al cimitero di Varazze a causa di infiltrazioni di acqua salmastra, le salme si saponificano. Per chi non vuole "decomporsi" dopo la morte, può decidere di farsi seppellire qui.

Categorie: InchiesteCategorie "Hot": Cimitero

Varazze - Al cimitero salme saponificate

Gio, 23/06/2016 - 15:25

Al cimitero di Varazze a causa di infiltrazioni di acqua salmastra, le salme si saponificano. Per chi non vuole "decomporsi" dopo la morte, può decidere di farsi seppellire qui.

Argomento Trattato: InchiesteArgomento "Hot": Cimitero

OOOOO

Mar, 14/06/2016 - 12:26

Di Che L'Inse

Varazze, 14/06/2016

E io pago.

A breve il comune di Varazze, a sua cura e a sue spese, procederà a pulire un lungo tratto del torrente Arenon che dalla località Ramognina scende tortuoso sino alla baia del Portigliolo.
Così si dice in città e c’è chi sostiene ci siano atti dell’Amministrazione Comunale che si possono leggere e scaricare dal sito del comune. Non avendoli però trovati e reperiti non resta che il beneficio del dubbio. Che dire: o l’informazione non è esatta o sono stati tolti.

In passato più volte venne segnalato lo stato di degrado dovuto alla stratificazione dell’immondizia che dalla discarica comunale finisce da decenni nel torrente e si attorciglia nei tronchi e negli arbusti che l’acqua trova lungo il tratto di rio. Ovviamente la sporcizia che non resta impigliata finisce in mare. Pazienza.
Ora i cittadini pagano. E Perché pagano loro.
Si tratta di circa tre euro ad abitante che si dovranno accollare i residenti varazzini. L’onere di pulizia del torrente risulterebbe di circa 35.000-40.000 euro.
Molti sostengono che durante una missione segretata, incaricati del comune, funzionari e dirigenti con tute mimetiche adeguate, abbiano fatto un sopralluogo a settembre dello scorso anno, e ne sarebbe derivata l’urgenza più che estrema, di stanare, slegare, divincolare, tirare e strappare le terribili stratificazioni successive di ogni schifezza che si è accumulata nel torrente. Quelle che non so troppo attorcigliate comportano misure drastiche e forse l’abbattimento della pianta. Il tutto è da prendere con le pinze perché qualche mese videro persino militari in combattimento e droni a nove eliche in volo. Quindi nessun sopralluogo è dimostrato sia stato fatto in zona se non nel paleozoico.
Molti altri sostengono che si tratta di una situazione denunciata da anni a cui nessuno ha posto però rimedio. Certo è che non si può pretendere, dopo la legge del grande riformatore Bassanini, che il Sindaco, gli assessori e i consiglieri vadano a pulire o dispongano diversamente. Quella è roba da obiettivi di performance, voluti dal grandioso secondo importante riformatore Brunetta ma in questo caso non sono stati probabilmente ottenuti.
Ricercando sull’WEB si trova in effetti qualche link interessante e si scopre che persino la città dei Fiori e del Festival, la famosa Sanremo, ha una particolare sensibilità al problema. Eccone alcuni.
Comunque sia, ma perché dovrebbero pagare i cittadini varazzini, quindi per loro il comune, e non quelli di Sanremo, visto che sono così accaniti a cotanta pulizia e decoro.

http://www.sanremonews.it/leggi-notizia/articolo/lettera-alla-redazione-...

Venerdì 04 novembre 2011, 15:33

Lettera alla redazione: discarica a cielo aperto nell'entroterra di Varazze

"Buon giorno,
volevo segnalare lo stato di degrado presente nelle colline nell'entroterra a pochi Km da Varazze.

Durate una escursione del "Gruppo escursionistico di PAVIA" che aveva come itinerario partenza da Varazze ed arrivo all'Eremo del Deserto con passaggio dal santuario in oggetto siamo incappati in uno spettacolo SCANDALOSO dato dalla discarica visibile nelle foto. Tale descarica e' ben visibile dallo stesso santuario della Madonna della guardia.

Da tale discarica "a cielo aperto" si liberano una parte dei rifiuti che vanno a finire in valle portati dal vento e acqua.

Tale percorso e' pertanto rovinato dalla presenza di questa opera.

Allego alcune foto."

http://www.savonanews.it/2011/04/04/leggi-notizia/articolo/varazze-les-a...

Varazze: Il rio Canavelle ridotto a immondezzaio. Che si fa con la discarica della Ramognina ? L'ex assessore all'ambiente Giulio Alluto denuncia la presenza di rifiuti nel territorio limitrofo: "Dovrebbero essere in discarica, ora sono nei boschi e nei fiumi. Che fine ha fatto il Comitato contro la Discarica? (in arrivo molte novità...)

Quali sono i progetti dell'Amministrazione Comunale per arginare l'inquinamento che si verifica nelle aree limitrofe alla discarica, aree boschive invase da rifiuti provenienti dalla discarica varazzina? 
Che fine ha fatto il "Comitato contro la Discarica" che, durante il periodo del mio assessorato era così attento e vigile alle problematiche ambientali legate alla Discarica Ramognina? Era forse un comitato formato da coloro che attualmente sono in maggioranza con il Sindaco Delfino?
A chiederselo è l'ex assessore all'ambiente di Varazze Giulio Alluto, che ci invia anche alcune foto aggiungendo: "Le immagine che ho allegato si riferiscono ad un corso d'acqua invaso da rifiuti di ogni tipo! Rifiuti che dovrebbero essere in discarica ma a causa del vento o per altri problemi (forse recinzioni rotte, ecc) attualmente si trovano nei boschi limitrofi e nel corso d'acqua. I rifiuti in decomposizione  producono liquami inquinanti che, prima o poi raggiungono il mare o inquinano la falda idrica.
La Giunta Comunale è informata su questo? Che fine ha fatto il progetto per la realizzazione di un capannone in modo da effettuare tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti in ambiente chiuso e quindi evitare l'azione del vento e degli altri agenti atmosferici? La recinzione della discarica è ancora in buono stato? Esistono altri problemi? Il percolato e il biogas prodotti dai rifiuti in decomposizione vengono sempre smaltiti in modo adeguato e conforme alle normative?
Invito gli Organi Competenti quali l'Arpal e la Forestale ha effettuare i controlli dovuti perchè a mio modesto avviso ormai questa situazione può essere definita una grave e pericolosa emergenza ambientale che deve essere gestita al più presto"

http://www.sanremonews.it/2011/09/25/leggi-notizia/articolo/varazze-disc...

domenica 25 settembre 2011, 16:57

Varazze, caso Ramognina: per la discarica arriva la diffida della Provincia Dopo inchieste e interpellanze la Provincia di Savona decide di diffidare la Ramognina Ambiente S.r.l.

Il tema della discarica della ramognina, avvolto da un curioso silenzio qio in provincia, era stato ampiamente trattato da Savonanews in diversi servizi e dopo alcuni sopralluoghi. Oltre allo stato dei luoghi avevamo raccontato le radici manco a dirlo lussemburghesi del curioso intrico societario. Per il sindaco era tutto ok.
Il caso Ramognina è qui riassunto nelle notizie correlate, dopo il testo integrale dell'atto di diffida. Eccovelo
 
"Premesso che:
• con nota assunta agli atti con protocollo 4219 del 24/01/2011 ARPAL trasmetteva la relazione relativa ad una visita di controllo in fase operativa presso la Ramognia S.r.l., effettuata nei giorni 9,15,16, 17 e 28 dicembre 2010, dalla quale risultava che, oltre alle problematiche conseguenti alla alluvione dell'ottobre 2010 non imputabili direttamente alla gestione dell'impianto,  la relazione prescritta al  punto 3.5.a) dell'allegato D al provvedimento di AIA risultava carente di alcuni dati richiesti, in particolare:
−  3.5.a).ii -quantità dei rifiuti espressa solamente in kg e non anche in m3 come richiesto;
− 3.5.a). iii -quantità del materiale utilizzato per la copertura giornaliera espressa
solamente in m3 e non anche in kg come richiesto ;
− 3.5.a).vii i risultati delle verifica di stabilità sono costituiti unicamente da tabelle
numeriche e da sezioni computo volumetriche e, pertanto, senza i relativi commenti tecnici e le conclusioni sulla stabilità del corpo di discarica, redatti e sottoscritti da un tecnico abilitato;
inoltre veniva segnalato che :
− la società Ramognina Ambiente S.r.l. non ha provveduto a definire i punti di
campionamento delle acque superficiali previo accordo con lo scrivente Dipartimento.
Inoltre non si è avuto riscontro dell'avvenuta comunicazione delle coordinate gauss - boaga di tali punti alla Provincia di Savona entro i termini previsti dall'AIA
• con nota assunta agli con protocollo 17464 del 08/03/2011 la Ramognia Ambiente S.r.l. trasmetteva copia del protocollo di intesa tra il Comune di Varazze e la Ramognina stessa, con il quale venivano disciplinate le relative incombenze economiche del Gestore e del Comune di Varazze circa la conduzione della discarica per rifiuti non pericolosi sita in località Ramognina;
• dal sopracitato protocollo di intesa risulta che competono al Comune di Varazze :
− la realizzazione del capannone, previsto dalla Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), finalizzato ad ospitare le operazioni di scarico rifiuti e di trattamento preliminare;
− la realizzazione del sistema di captazione delle acque di prima pioggia sul piazzale d'ingresso del l'impianto di discarica;
•  con nota prot. n° 14785 del 06.05.2011 anticipata via fax a questa Provincia assunta agli atti con prot. n. 33396 del 9.5.2011 e, successivamente con comunicazione acquista con prot. n. 355771 del 16.5.2011, l' ARPAL, relazionava in merito agli esiti del sopralluogo eseguito congiuntamente a personale della P.G. Sezione ambiente della Procura di Savona presso il sito in oggetto.
• Nel corso dell'accertamento è stato riscontrato che:
− l'impianto mobile di triturazione era in fase di manutenzione ( causa guasto ) e quindi non operativo;
− sul posto non sono stati riscontrati sistemi di trattamento ( triturazione ) alternativi;
− nonostante quanto sopra i rifiuti venivano conferiti regolarmente e accumulati, con l'ausilio di un scavatore nei pressi della zona di scarico degli autocompattatori
− non è chiaro come siano state mitigate le problematiche relative ai rifiuti pervenuti ed accumulati come sopra che nella normale prassi vengono risolte con la triturazione, stesura, compattazione e copertura giornaliera con materiale terroso.
• con nota assunta agli atti con protocollo 57385 del 22/07/2011 ARPAL ha comunicato le risultanze di un sopralluogo effettuato presso il sito in oggetto a seguito del quale sono state evidenziate alcune criticità :
− In alcuni punti risultavano acuiti gli evidenti segnali di instabilità dei versanti lungo le scarpate del canale di gronda. La situazione risultava indice di potenziali inneschi di eventi franosi che potrebbero provocare ostruzioni e/o intasamenti del canale scolmatore con possibili fenomeni di esondazione nel corpo di discarica, già accaduti nel recente passato, che potrebbero provocare danni ingenti alle strutture di discarica;
− Non risultavano ancora stati approntati i lavori di ripristino di parte della barriera
geologica, a contatto con il terreno, ubicata nella parte alta del V lotto danneggiata dagli eventi alluvionali dell'ottobre 2010 e non risultava disponibile un piano degli interventi, da concordarsi tra Ramognina Ambiente ed il Comune di Varazze, per il ripristino dei danni ancora sussistenti provocati dall'alluvione dell'ottobre 2010;
− Non risultava ancora pianificata da parte del Comune di Varazze la costruzione del capannone da utilizzarsi nelle fasi di scarico e triturazione dei rifiuti al fine di impedirne la dispersione eolica;
− Risultavano permanere interruzioni e danneggiamenti alla recinzione della discarica, in particolare al piede della discarica stessa, provocati dall'evento alluvionale dell'ottobre 2010
− Le opere a carico del comune, relative alla impermeabilizzazione del piazzale tra
l'ingresso e la pesa e della relativa rete di captazione delle acque di dilavamento, non risultavano ancora avviate;
− le verifiche di stabilità della discarica non risultavano condotte da tecnico abilitato alle verifica di stabilità per le discariche di versante (es. Geologo)
• con nota 57444 del 22/07/2011 ARPAL relazionava altresì al Comune di Varazze e, per conoscenza, a questa Provincia circa le criticità evidenziate con la nota richiamata al punto precedente
• con nota assunta agli atti con protocollo 66499 del 08/09/2011 la società Ramognina comunicava  che  in data  24/08/2011 erano iniziati  i  lavori  di  ripristino dell'impermeabilizzazione del tratto denominato "completamento V° lotto"  andato parzialmente distrutto nell'alluvione del 04/10/2010
• con nota assunta agli atti con protocollo 66465 del 08/09/2011 il Comune di Varazze comunicava che avrebbe provveduto :
− alla sistemazione della scarpata a levante del corso artificiale del rio Arenon (canale di gronda) entro il 30/01/2012
− alla realizzazione dell'impianto di prima pioggia entro il 30/01/2012
− a comunicare entro il 31/10/2011 un programma di lavoro con date certe e previsioni finanziarie per la realizzazione del capannone in cui effettuare le operazione di scarico
rifiuti e tritovagliatura;
• con nota pervenuta via fax ed assunta agli atti con protocollo 67292 del 13/09/2011 la società Ramognina comunicava che in data 09/09/2011 erano stati completati i lavori di ripristino dell'impermeabilizzazione del tratto denominato "completamento V° lotto"
Considerato che
• non risulta accettabile che, a quasi un anno di distanza dagli eccezionali eventi alluvionali del 04/10/2010,  non siano ancora stati completamente ripristinati i danni causati dall'alluvione stessa alla discarica;
• gli impegni assunti dal Comune di Varazze, nel protocollo di intesa  tra il Comune di Varazze stesso  e la Ramognina relativi alla realizzazione del capannone e del sistema di regimazione e captazione delle acque meteoriche nella zona di ingresso alla discarica, sono generici e non recano alcuna data certa per la loro realizzazione;
• in assenza del capannone prescritto nell'A.I.A, all'interno del quale svolgere le operazioni di scarico e pretrattamento rifiuti, non si potranno definitivamente risolvere i - ben noti - problemi di trasporto eolico della frazione leggera dei rifiuti stessi;
• non appare prudente, così come previsto dal comune di Varazze, rinviare fino al 30/01/2012 la sistemazione delle scarpate sommitali al canale di gronda che, a causa della loro evidente instabilità, potrebbero, in caso di distacchi, provocare ostruzioni del canale di gronda stesso con possibili fenomeni di esondazione nel corpo di discarica;
• l' art. 7 del D.Lgs 13 gennaio 2003 n. 36 e s.m.i., prevede che i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento, a meno che non siano rifiuti inerti il cui trattamento non è tecnicamente fattibile o non siano rifiuti il cui trattamento non contribuisce a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente ed i rischi per la salute umana e non risulta indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla normativa vigente.
VISTI
• l'articolo 107, D. Lgs. n. 267/00;
• l'articolo 29 dello statuto provinciale in ordine alle funzioni dirigenziali
• l'articolo 18 del Regolamento interno sull'Ordinamento degli Uffici e dei Servizi;
• D.Lgs 13 gennaio 2003 n. 36 e s.m.i
• il decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i  recante “Norme in materia ambientale”;
• la L.R. 21.06.1999 n. 18 con la quale, fra l'altro, è previsto che le Province approvino i progetti e rilascino le autorizzazioni relative alla realizzazione e all'esercizio degli impianti di smaltimento e di recupero
• l'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata con provvedimento 4973/2010 alla  Società Ramognina Ambiente s.r.l. con sede legale in via Passione n°1 - Milano (MI) per la gestione dell'impianto denominato "Discarica Ramognina", ubicato in Via Cannavelle, Loc. Ramognina - 17019 Varazze (SV)
Tutto quanto sopra considerato
DETERMINA
1. DI DIFFIDARE , ai sensi del comma 9 dell'art. 29 decies del D.Lgs 152/2006, il Sig. Dossena Roberto, in qualità di gestore del complesso IPPC denominato “Discarica Ramognina” facente capo alla Società RAMOGNINA AMBIENTE S.R.L. -  sede legale in via Passione n°1 - Milano (MI) ed insediamento produttivo in Via Cannavelle , Loc. Ramognina - 17019 Varazze (SV),
1.1. ad effettuare la gestione della discarica, presso l’impianto ubicato in loc. Ramognina nel Comune di  Varazze,  conformemente a quanto previsto nel  provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale ( A.I.A.) n.° 4973/2010 e s.m.i., e, in particolare, a rispettare gli obblighi relativi al collocamento dei rifiuti in discarica solo dopo le operazioni di pre-trattamento; 
 a) nel caso in cui l'impianto di tritovagliatura non sia utilizzabile per guasti o per
manutenzione preventiva e/o correttiva dovrà essere data tempestiva comunicazione a: Provincia, Comune di Varazze ed ARPAL;
 b) con la comunicazione di cui al punto precedente dovranno essere specificate le
modalità operative di ricezione dei rifiuti, nei casi in cui non sia possibile effettuare il trattamento di tritovagliatura preventivo, e le iniziative intraprese per mitigare le
problematiche determinate dai rifiuti pervenuti ed accumulati;
1.2. a provvedere al completo ripristino della recinzione della discarica, segnatamente per quanto riguarda la porzione posta al piede della discarica, entro il 15/10/2011 
1.3. a provvedere a presentare le relazioni quadrimestrali corredate di tutti i parametri prescritti al punto 3.5.a) dell'A.I.A. e, segnatamente, a presentare  le verifiche di stabilità del corpo di discarica corredate di commenti tecnici e dalle conclusioni sulla stabilità del corpo di discarica stesso, redatti e sottoscritti da Geologo;
2. DI DIFFIDARE il Sindaco "pro tempore" del Comune di Varazze, quale proprietario del sedime di discarica ed in relazione agli obblighi derivanti dal protocollo di intesa siglato con la Società Ramognina Ambiente S.r.l. già trasmesso a questa Provincia, a:
2.1. mettere in sicurezza, entro il 30/11/2011, la scarpate contermini al canale di gronda che, in caso di eventi franosi, potrebbero nuovamente occludere il canale stesso determinando il rischio concreto di  intromissione di rilevanti quantitativi d'acqua all'interno del corpo di discarica, con conseguente pregiudizio per la sua stabilità e con rischio di danni ingenti alle strutture della discarica stessa; 
2.2. trasmettere, entro il 30/11/2011, un cronoprogramma vincolante, che indichi le scadenze fissate per le varie fasi necessarie alla realizzazione del Capannone di cui al punto 3.2.j.
Allegato D della vigente A.I.A., con date e previsioni finanziarie certe;
2.3. provvedere, entro il 30/01/2012, alla realizzazione della copertura e del sistema di captazione e regimazione delle acque meteoriche di dilavamento dell'area del piazzale compresa tra l'ingresso alla discarica e la pesa ;
3. di notificare il presente provvedimento mediante Raccomandata A.R.  a :
omissis
4. di trasmettere il presente provvedimento all'Arpal – Dipartimento di Savona per i successivi accertamenti
5. di pubblicare il presente atto all’Albo on line; 
6. di dare atto che il responsabile del procedimento, nominato ai sensi della legge n. 241/90 e successive modifiche ed integrazioni, è Marco Correggiari; 
7. Dà altresì atto che ai sensi dell’art. 3 comma 4 della Legge 241/90, avverso il presente Atto dirigenziale di diffida é ammesso ricorso al T.A.R  della Liguria entro 60 giorni dalla conoscenza ovvero ricorso Straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni."

Varazze, 14/06/2016

Che L'Inse

Categorie: Blog di PubliresCategorie "Hot": Discarica

OOOOO

Mar, 14/06/2016 - 12:26

Di Che L'Inse

Varazze, 14/06/2016

E io pago.

A breve il comune di Varazze, a sua cura e a sue spese, procederà a pulire un lungo tratto del torrente Arenon che dalla località Ramognina scende tortuoso sino alla baia del Portigliolo.
Così si dice in città e c’è chi sostiene ci siano atti dell’Amministrazione Comunale che si possono leggere e scaricare dal sito del comune. Non avendoli però trovati e reperiti non resta che il beneficio del dubbio. Che dire: o l’informazione non è esatta o sono stati tolti.

In passato più volte venne segnalato lo stato di degrado dovuto alla stratificazione dell’immondizia che dalla discarica comunale finisce da decenni nel torrente e si attorciglia nei tronchi e negli arbusti che l’acqua trova lungo il tratto di rio. Ovviamente la sporcizia che non resta impigliata finisce in mare. Pazienza.
Ora i cittadini pagano. E Perché pagano loro.
Si tratta di circa tre euro ad abitante che si dovranno accollare i residenti varazzini. L’onere di pulizia del torrente risulterebbe di circa 35.000-40.000 euro.
Molti sostengono che durante una missione segretata, incaricati del comune, funzionari e dirigenti con tute mimetiche adeguate, abbiano fatto un sopralluogo a settembre dello scorso anno, e ne sarebbe derivata l’urgenza più che estrema, di stanare, slegare, divincolare, tirare e strappare le terribili stratificazioni successive di ogni schifezza che si è accumulata nel torrente. Quelle che non so troppo attorcigliate comportano misure drastiche e forse l’abbattimento della pianta. Il tutto è da prendere con le pinze perché qualche mese videro persino militari in combattimento e droni a nove eliche in volo. Quindi nessun sopralluogo è dimostrato sia stato fatto in zona se non nel paleozoico.
Molti altri sostengono che si tratta di una situazione denunciata da anni a cui nessuno ha posto però rimedio. Certo è che non si può pretendere, dopo la legge del grande riformatore Bassanini, che il Sindaco, gli assessori e i consiglieri vadano a pulire o dispongano diversamente. Quella è roba da obiettivi di performance, voluti dal grandioso secondo importante riformatore Brunetta ma in questo caso non sono stati probabilmente ottenuti.
Ricercando sull’WEB si trova in effetti qualche link interessante e si scopre che persino la città dei Fiori e del Festival, la famosa Sanremo, ha una particolare sensibilità al problema. Eccone alcuni.
Comunque sia, ma perché dovrebbero pagare i cittadini varazzini, quindi per loro il comune, e non quelli di Sanremo, visto che sono così accaniti a cotanta pulizia e decoro.

http://www.sanremonews.it/leggi-notizia/articolo/lettera-alla-redazione-...

Venerdì 04 novembre 2011, 15:33

Lettera alla redazione: discarica a cielo aperto nell'entroterra di Varazze

"Buon giorno,
volevo segnalare lo stato di degrado presente nelle colline nell'entroterra a pochi Km da Varazze.

Durate una escursione del "Gruppo escursionistico di PAVIA" che aveva come itinerario partenza da Varazze ed arrivo all'Eremo del Deserto con passaggio dal santuario in oggetto siamo incappati in uno spettacolo SCANDALOSO dato dalla discarica visibile nelle foto. Tale descarica e' ben visibile dallo stesso santuario della Madonna della guardia.

Da tale discarica "a cielo aperto" si liberano una parte dei rifiuti che vanno a finire in valle portati dal vento e acqua.

Tale percorso e' pertanto rovinato dalla presenza di questa opera.

Allego alcune foto."

http://www.savonanews.it/2011/04/04/leggi-notizia/articolo/varazze-les-a...

Varazze: Il rio Canavelle ridotto a immondezzaio. Che si fa con la discarica della Ramognina ? L'ex assessore all'ambiente Giulio Alluto denuncia la presenza di rifiuti nel territorio limitrofo: "Dovrebbero essere in discarica, ora sono nei boschi e nei fiumi. Che fine ha fatto il Comitato contro la Discarica? (in arrivo molte novità...)

Quali sono i progetti dell'Amministrazione Comunale per arginare l'inquinamento che si verifica nelle aree limitrofe alla discarica, aree boschive invase da rifiuti provenienti dalla discarica varazzina? 
Che fine ha fatto il "Comitato contro la Discarica" che, durante il periodo del mio assessorato era così attento e vigile alle problematiche ambientali legate alla Discarica Ramognina? Era forse un comitato formato da coloro che attualmente sono in maggioranza con il Sindaco Delfino?
A chiederselo è l'ex assessore all'ambiente di Varazze Giulio Alluto, che ci invia anche alcune foto aggiungendo: "Le immagine che ho allegato si riferiscono ad un corso d'acqua invaso da rifiuti di ogni tipo! Rifiuti che dovrebbero essere in discarica ma a causa del vento o per altri problemi (forse recinzioni rotte, ecc) attualmente si trovano nei boschi limitrofi e nel corso d'acqua. I rifiuti in decomposizione  producono liquami inquinanti che, prima o poi raggiungono il mare o inquinano la falda idrica.
La Giunta Comunale è informata su questo? Che fine ha fatto il progetto per la realizzazione di un capannone in modo da effettuare tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti in ambiente chiuso e quindi evitare l'azione del vento e degli altri agenti atmosferici? La recinzione della discarica è ancora in buono stato? Esistono altri problemi? Il percolato e il biogas prodotti dai rifiuti in decomposizione vengono sempre smaltiti in modo adeguato e conforme alle normative?
Invito gli Organi Competenti quali l'Arpal e la Forestale ha effettuare i controlli dovuti perchè a mio modesto avviso ormai questa situazione può essere definita una grave e pericolosa emergenza ambientale che deve essere gestita al più presto"

http://www.sanremonews.it/2011/09/25/leggi-notizia/articolo/varazze-disc...

domenica 25 settembre 2011, 16:57

Varazze, caso Ramognina: per la discarica arriva la diffida della Provincia Dopo inchieste e interpellanze la Provincia di Savona decide di diffidare la Ramognina Ambiente S.r.l.

Il tema della discarica della ramognina, avvolto da un curioso silenzio qio in provincia, era stato ampiamente trattato da Savonanews in diversi servizi e dopo alcuni sopralluoghi. Oltre allo stato dei luoghi avevamo raccontato le radici manco a dirlo lussemburghesi del curioso intrico societario. Per il sindaco era tutto ok.
Il caso Ramognina è qui riassunto nelle notizie correlate, dopo il testo integrale dell'atto di diffida. Eccovelo
 
"Premesso che:
• con nota assunta agli atti con protocollo 4219 del 24/01/2011 ARPAL trasmetteva la relazione relativa ad una visita di controllo in fase operativa presso la Ramognia S.r.l., effettuata nei giorni 9,15,16, 17 e 28 dicembre 2010, dalla quale risultava che, oltre alle problematiche conseguenti alla alluvione dell'ottobre 2010 non imputabili direttamente alla gestione dell'impianto,  la relazione prescritta al  punto 3.5.a) dell'allegato D al provvedimento di AIA risultava carente di alcuni dati richiesti, in particolare:
−  3.5.a).ii -quantità dei rifiuti espressa solamente in kg e non anche in m3 come richiesto;
− 3.5.a). iii -quantità del materiale utilizzato per la copertura giornaliera espressa
solamente in m3 e non anche in kg come richiesto ;
− 3.5.a).vii i risultati delle verifica di stabilità sono costituiti unicamente da tabelle
numeriche e da sezioni computo volumetriche e, pertanto, senza i relativi commenti tecnici e le conclusioni sulla stabilità del corpo di discarica, redatti e sottoscritti da un tecnico abilitato;
inoltre veniva segnalato che :
− la società Ramognina Ambiente S.r.l. non ha provveduto a definire i punti di
campionamento delle acque superficiali previo accordo con lo scrivente Dipartimento.
Inoltre non si è avuto riscontro dell'avvenuta comunicazione delle coordinate gauss - boaga di tali punti alla Provincia di Savona entro i termini previsti dall'AIA
• con nota assunta agli con protocollo 17464 del 08/03/2011 la Ramognia Ambiente S.r.l. trasmetteva copia del protocollo di intesa tra il Comune di Varazze e la Ramognina stessa, con il quale venivano disciplinate le relative incombenze economiche del Gestore e del Comune di Varazze circa la conduzione della discarica per rifiuti non pericolosi sita in località Ramognina;
• dal sopracitato protocollo di intesa risulta che competono al Comune di Varazze :
− la realizzazione del capannone, previsto dalla Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), finalizzato ad ospitare le operazioni di scarico rifiuti e di trattamento preliminare;
− la realizzazione del sistema di captazione delle acque di prima pioggia sul piazzale d'ingresso del l'impianto di discarica;
•  con nota prot. n° 14785 del 06.05.2011 anticipata via fax a questa Provincia assunta agli atti con prot. n. 33396 del 9.5.2011 e, successivamente con comunicazione acquista con prot. n. 355771 del 16.5.2011, l' ARPAL, relazionava in merito agli esiti del sopralluogo eseguito congiuntamente a personale della P.G. Sezione ambiente della Procura di Savona presso il sito in oggetto.
• Nel corso dell'accertamento è stato riscontrato che:
− l'impianto mobile di triturazione era in fase di manutenzione ( causa guasto ) e quindi non operativo;
− sul posto non sono stati riscontrati sistemi di trattamento ( triturazione ) alternativi;
− nonostante quanto sopra i rifiuti venivano conferiti regolarmente e accumulati, con l'ausilio di un scavatore nei pressi della zona di scarico degli autocompattatori
− non è chiaro come siano state mitigate le problematiche relative ai rifiuti pervenuti ed accumulati come sopra che nella normale prassi vengono risolte con la triturazione, stesura, compattazione e copertura giornaliera con materiale terroso.
• con nota assunta agli atti con protocollo 57385 del 22/07/2011 ARPAL ha comunicato le risultanze di un sopralluogo effettuato presso il sito in oggetto a seguito del quale sono state evidenziate alcune criticità :
− In alcuni punti risultavano acuiti gli evidenti segnali di instabilità dei versanti lungo le scarpate del canale di gronda. La situazione risultava indice di potenziali inneschi di eventi franosi che potrebbero provocare ostruzioni e/o intasamenti del canale scolmatore con possibili fenomeni di esondazione nel corpo di discarica, già accaduti nel recente passato, che potrebbero provocare danni ingenti alle strutture di discarica;
− Non risultavano ancora stati approntati i lavori di ripristino di parte della barriera
geologica, a contatto con il terreno, ubicata nella parte alta del V lotto danneggiata dagli eventi alluvionali dell'ottobre 2010 e non risultava disponibile un piano degli interventi, da concordarsi tra Ramognina Ambiente ed il Comune di Varazze, per il ripristino dei danni ancora sussistenti provocati dall'alluvione dell'ottobre 2010;
− Non risultava ancora pianificata da parte del Comune di Varazze la costruzione del capannone da utilizzarsi nelle fasi di scarico e triturazione dei rifiuti al fine di impedirne la dispersione eolica;
− Risultavano permanere interruzioni e danneggiamenti alla recinzione della discarica, in particolare al piede della discarica stessa, provocati dall'evento alluvionale dell'ottobre 2010
− Le opere a carico del comune, relative alla impermeabilizzazione del piazzale tra
l'ingresso e la pesa e della relativa rete di captazione delle acque di dilavamento, non risultavano ancora avviate;
− le verifiche di stabilità della discarica non risultavano condotte da tecnico abilitato alle verifica di stabilità per le discariche di versante (es. Geologo)
• con nota 57444 del 22/07/2011 ARPAL relazionava altresì al Comune di Varazze e, per conoscenza, a questa Provincia circa le criticità evidenziate con la nota richiamata al punto precedente
• con nota assunta agli atti con protocollo 66499 del 08/09/2011 la società Ramognina comunicava  che  in data  24/08/2011 erano iniziati  i  lavori  di  ripristino dell'impermeabilizzazione del tratto denominato "completamento V° lotto"  andato parzialmente distrutto nell'alluvione del 04/10/2010
• con nota assunta agli atti con protocollo 66465 del 08/09/2011 il Comune di Varazze comunicava che avrebbe provveduto :
− alla sistemazione della scarpata a levante del corso artificiale del rio Arenon (canale di gronda) entro il 30/01/2012
− alla realizzazione dell'impianto di prima pioggia entro il 30/01/2012
− a comunicare entro il 31/10/2011 un programma di lavoro con date certe e previsioni finanziarie per la realizzazione del capannone in cui effettuare le operazione di scarico
rifiuti e tritovagliatura;
• con nota pervenuta via fax ed assunta agli atti con protocollo 67292 del 13/09/2011 la società Ramognina comunicava che in data 09/09/2011 erano stati completati i lavori di ripristino dell'impermeabilizzazione del tratto denominato "completamento V° lotto"
Considerato che
• non risulta accettabile che, a quasi un anno di distanza dagli eccezionali eventi alluvionali del 04/10/2010,  non siano ancora stati completamente ripristinati i danni causati dall'alluvione stessa alla discarica;
• gli impegni assunti dal Comune di Varazze, nel protocollo di intesa  tra il Comune di Varazze stesso  e la Ramognina relativi alla realizzazione del capannone e del sistema di regimazione e captazione delle acque meteoriche nella zona di ingresso alla discarica, sono generici e non recano alcuna data certa per la loro realizzazione;
• in assenza del capannone prescritto nell'A.I.A, all'interno del quale svolgere le operazioni di scarico e pretrattamento rifiuti, non si potranno definitivamente risolvere i - ben noti - problemi di trasporto eolico della frazione leggera dei rifiuti stessi;
• non appare prudente, così come previsto dal comune di Varazze, rinviare fino al 30/01/2012 la sistemazione delle scarpate sommitali al canale di gronda che, a causa della loro evidente instabilità, potrebbero, in caso di distacchi, provocare ostruzioni del canale di gronda stesso con possibili fenomeni di esondazione nel corpo di discarica;
• l' art. 7 del D.Lgs 13 gennaio 2003 n. 36 e s.m.i., prevede che i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento, a meno che non siano rifiuti inerti il cui trattamento non è tecnicamente fattibile o non siano rifiuti il cui trattamento non contribuisce a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente ed i rischi per la salute umana e non risulta indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla normativa vigente.
VISTI
• l'articolo 107, D. Lgs. n. 267/00;
• l'articolo 29 dello statuto provinciale in ordine alle funzioni dirigenziali
• l'articolo 18 del Regolamento interno sull'Ordinamento degli Uffici e dei Servizi;
• D.Lgs 13 gennaio 2003 n. 36 e s.m.i
• il decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 e s.m.i  recante “Norme in materia ambientale”;
• la L.R. 21.06.1999 n. 18 con la quale, fra l'altro, è previsto che le Province approvino i progetti e rilascino le autorizzazioni relative alla realizzazione e all'esercizio degli impianti di smaltimento e di recupero
• l'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata con provvedimento 4973/2010 alla  Società Ramognina Ambiente s.r.l. con sede legale in via Passione n°1 - Milano (MI) per la gestione dell'impianto denominato "Discarica Ramognina", ubicato in Via Cannavelle, Loc. Ramognina - 17019 Varazze (SV)
Tutto quanto sopra considerato
DETERMINA
1. DI DIFFIDARE , ai sensi del comma 9 dell'art. 29 decies del D.Lgs 152/2006, il Sig. Dossena Roberto, in qualità di gestore del complesso IPPC denominato “Discarica Ramognina” facente capo alla Società RAMOGNINA AMBIENTE S.R.L. -  sede legale in via Passione n°1 - Milano (MI) ed insediamento produttivo in Via Cannavelle , Loc. Ramognina - 17019 Varazze (SV),
1.1. ad effettuare la gestione della discarica, presso l’impianto ubicato in loc. Ramognina nel Comune di  Varazze,  conformemente a quanto previsto nel  provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale ( A.I.A.) n.° 4973/2010 e s.m.i., e, in particolare, a rispettare gli obblighi relativi al collocamento dei rifiuti in discarica solo dopo le operazioni di pre-trattamento; 
 a) nel caso in cui l'impianto di tritovagliatura non sia utilizzabile per guasti o per
manutenzione preventiva e/o correttiva dovrà essere data tempestiva comunicazione a: Provincia, Comune di Varazze ed ARPAL;
 b) con la comunicazione di cui al punto precedente dovranno essere specificate le
modalità operative di ricezione dei rifiuti, nei casi in cui non sia possibile effettuare il trattamento di tritovagliatura preventivo, e le iniziative intraprese per mitigare le
problematiche determinate dai rifiuti pervenuti ed accumulati;
1.2. a provvedere al completo ripristino della recinzione della discarica, segnatamente per quanto riguarda la porzione posta al piede della discarica, entro il 15/10/2011 
1.3. a provvedere a presentare le relazioni quadrimestrali corredate di tutti i parametri prescritti al punto 3.5.a) dell'A.I.A. e, segnatamente, a presentare  le verifiche di stabilità del corpo di discarica corredate di commenti tecnici e dalle conclusioni sulla stabilità del corpo di discarica stesso, redatti e sottoscritti da Geologo;
2. DI DIFFIDARE il Sindaco "pro tempore" del Comune di Varazze, quale proprietario del sedime di discarica ed in relazione agli obblighi derivanti dal protocollo di intesa siglato con la Società Ramognina Ambiente S.r.l. già trasmesso a questa Provincia, a:
2.1. mettere in sicurezza, entro il 30/11/2011, la scarpate contermini al canale di gronda che, in caso di eventi franosi, potrebbero nuovamente occludere il canale stesso determinando il rischio concreto di  intromissione di rilevanti quantitativi d'acqua all'interno del corpo di discarica, con conseguente pregiudizio per la sua stabilità e con rischio di danni ingenti alle strutture della discarica stessa; 
2.2. trasmettere, entro il 30/11/2011, un cronoprogramma vincolante, che indichi le scadenze fissate per le varie fasi necessarie alla realizzazione del Capannone di cui al punto 3.2.j.
Allegato D della vigente A.I.A., con date e previsioni finanziarie certe;
2.3. provvedere, entro il 30/01/2012, alla realizzazione della copertura e del sistema di captazione e regimazione delle acque meteoriche di dilavamento dell'area del piazzale compresa tra l'ingresso alla discarica e la pesa ;
3. di notificare il presente provvedimento mediante Raccomandata A.R.  a :
omissis
4. di trasmettere il presente provvedimento all'Arpal – Dipartimento di Savona per i successivi accertamenti
5. di pubblicare il presente atto all’Albo on line; 
6. di dare atto che il responsabile del procedimento, nominato ai sensi della legge n. 241/90 e successive modifiche ed integrazioni, è Marco Correggiari; 
7. Dà altresì atto che ai sensi dell’art. 3 comma 4 della Legge 241/90, avverso il presente Atto dirigenziale di diffida é ammesso ricorso al T.A.R  della Liguria entro 60 giorni dalla conoscenza ovvero ricorso Straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni."

Varazze, 14/06/2016

Che L'Inse

Argomento Trattato: Blog di PubliresArgomento "Hot": Discarica

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Ven, 10/06/2016 - 13:20

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Argomento Trattato: Webmaster

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Sab, 04/06/2016 - 08:41

Il Retroporto di Varazze - Situazione

Gio, 02/06/2016 - 13:28
Argomento Trattato: InchiesteArgomento "Hot": CromoRetroporto

Alberghi, Pensioni e Locande

Gio, 02/06/2016 - 09:50

Di Che L'Inse - Varazze, 02/06/2016

Alberghi, Pensioni e Locande.

Svincolo a tutta mancina.

Varazze, città turistica per eccellenza e perla della riviera di ponente, annoverava ben oltre 200 tra alberghi e pensioni. Molte erano state realizzate trasformando piccole palazzine o parte di edifici, in vere e proprie strutture ricettive e molti vennero costruiti come strutture ricettive vere e proprie ed in pieno centro cittadino.

Molti sostengono che quelle più piccole, ritagliate qua e la, non erano più adeguate alle esigenze crescenti della clientela. Certo è che, in questo ultimo caso, magari l’ingresso era in comune a quello degli alloggi, dei negozi, uffici ecc., ma è pur vero che tutt’oggi, se vai a Firenze, a Roma, a Siena, a Venezia o a ad Amalfi, Positano, Maiori ecc., trovi la stessa situazione di promiscuità è funzionano eccome.

Non si tratta quindi di mercato contratto e di crisi che ha portato quel direttorio al governo con il compito di fare un lavoraccio.

Se uno è un bravo albergatore, e a Varazze ce ne sono e ce ne sono stati tantissimi, l’attività è remunerativa eccome.

C’è chi sostiene oggi che molti lombardi e piemontesi agiati, non avendo più voglia di frequentare le mete turistiche straniere, forse anche per ragioni di sicurezza, sono ritornate a pressare pesantemente sul passo del Turchino e a formare le code di 50 km sulla carissima A10.

Vediamo come hanno affrontato le contromisure. Alla fine degli anni novanta il piano regolatore ne ha censiti e vincolati ben oltre 130 tra alberghi e pensioni. Ma si sa che è la moneta che fa la guerra ed ecco che, siccome molti alberghi e pensioni erano gestite da chi aveva anche la proprietà dei muri, tra la fine degli anni novanta e il 2008, siccome il mercato dei mini appartamenti tirava assai, sono stati tutti attratti e invogliati a portare casa il malloppo frazionando quello che era l’albergo che, come d’incanto, diventava in pochi mesi una serie di mini alloggi da 35 mq.

Del resto ne allora ne ora nessun calmiere, ancorché legittimati ad introdurlo, non venne mai deliberato da nessuna amministrazione regionale, provinciale e comunale e, recentemente, è stato forse persa l’ultima occasione con il piano casa che ha consentito di mantenere i mimi alloggi.

La Regione Liguria, forte delle pressioni degli albergatori spregiudicati e miopi, nel 2008 parla di svincolo e viene subito studiata una legge in tal senso che da lì a poco apre le porte e fuori tutti.

E pensare che la Regione Liguria brillava per efficienza nel concedere contributi, sin dagli anni settanta, ad alberghi, alberghetti e pensioni ed erano contributi a fondo perso che, da più parti, si dice siano stati concessi allo stesso albergo più volte. In pratica concedevano, come pare sia accaduto, 40.000.000 di lire a fondo perso nel 1980 e sarebbe stato un po come concedere oggi 180.000 euro e a fondo perso e non è certo poco trattandosi di soldi magari sottratti alla sanità, ad altri investimenti e comunque al bilancio di tutti i cittadini liguri. Se poi quei contributi sono stati usati per ampliamento dell’albergo, ecco che oggi, gli stessi ampliamenti, costruiti con i soldi dei contribuenti, sono incrementabili del 35 % del volume a favore della speculazione del privato (piano casa). C’è anche chi sostiene, su un blog varazzino (Parliamo di Varazze) che “La normativa attuale di fatto, facilità la conversione in appartamenti a quegli alberghi che non hanno parametri (come parcheggi, grandezza delle stanze ecc.) e che dunque appaiono come vetusti mentre rende molto difficile la trasformazione per quegli alberghi che hanno strutture più moderne e atte a svolgere una moderna attività alberghiera. Il paradosso sta che in questo modo a chi ha investito negli anni in strutture moderne o ammodernate si dice di no e a chi invece, per anni, non ha mia investito in strutture risulta più facile la conversione immobiliare.”

Ma non è così perché la trasformazione e il vero paradosso un po sospetto, viene insinuato e intravvisto in chi, pur avendo usufruito di deroghe e contributi a fondo perso, può ugualmente fare I mini alloggi da 35 mq.

Proviamo a facilitare il ragionamento di chi legge. Gli stabilimenti balneari, forti del regime definito quasi feudale da molti, che esasperano i fondamenti delle direttive europee, hanno costruito tante vaschette minuscole, piccoline e una accanto all’altra, che chiamano e lo hanno fatto sul demanio marittimo. Nelle bacinelle piene di acqua intiepidita dalla calura, non si sa chi è perché dovrebbe sguazzare rinunciando a fare il bagno in mare ma a facendo ginnastica goffamente nel brodame caldo e clorato: Vicino molti ci mettono il tappeto erboso finto con arredi e salottini di vimini intercalati e qualche palma rinsecchita C’è chi ci fa l’orto, chi tenta di azzardare il parco acquatico con strutture tipo LOGO: Tutti ti fanno pranzare e cenare con fritto misto del golfo i cui miasmi e fumo si propalano nei carruggi trovando sfogo da cappe e tubi legati al tetto delle cabine. Alla sera apericena o merendalunga e poi si danza latino americano con il moito in canna. Ovviamente le stesse attività esercitate in una struttura stabile, ristorante ecc., richiederebbero 10.000 autorizzazioni e verifiche; lì no.

Ma se tutto ciò ha, come motivazione, l’offerta turistica crescente e sicuramente remunerativa, perché a monte della via Aurelia, lastricata dai romani 3000 anni fa, si deve trovare solo il mini alloggio da 35 mq e alla sera, dopo le 23, i carruggi sono deserti ?

La provincia di Savona ha accertato che, nelle città rivierasche, i turisti, in estate, sono miglia e decine di miglia. A Varazze, ad esempio, la provincia dice che raggiungano le 60.000 unità.

Contattando il solito ragioniere di turno e applicando tariffe bassissime, ci ha restituito questi dati: se i 60.000 in un giorno di luglio o agosto pagassero almeno 5 euro per colazione, 10 per pranzare, 10 per cenare, 15 per l’ombrellone e 25 per dormire, ne deriverebbe che ogni giorno restano a Varazze 60.000 x 65 = 3.900.000 euro. Ma non è certo possibile caro ragioniere. E pensare che all’inizio del secolo gli alberghi erano già ritenuti linfa vitale per le nostre economie e avevano ragione in pieno. Nessuno ci può clonare la bellezza dei nostri luoghi e se la vuoi vivere sei servito bene ma paghi il giusto per godertela e prendere l’abbrivio da lontano per tuffarti nel nostro mare non nella bacinella clorata.

Vedi link:
http://www.internazionaliditalia.eu/documents_it/LEGISLAZIONE%20TURISTIC...

Varazze, 02/06/2016

Che L'Inse

Argomento Trattato: Blog di PubliresArgomento "Hot": Comune

Abuso Edilizio

Mar, 31/05/2016 - 07:59

Di Letè - Varazze, 31/05/2016

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U Cundigiun. Il cibo dei marinai e dei contadini

Sab, 28/05/2016 - 10:31

Di Che L'Inse - Varazze, 28/05/2016

U Cundigiun. Il cibo dei marinai e dei contadini
Non si parla d’altro ma …
Ma cosa si mangiava a bordo degli velieri che venivano costruiti a Varazze, vediamo.
Nel millesettecento ed oltre, la situazione era solitamente questa. L’acqua potabile caricata a bordo, destinata all'uso durante l'intero viaggio, era contenuta in barili di legno (e butte). Durante la lunga navigazione all’interno di questi barili si formavano dei gas fetidi (l’acqua a contatto con il legno estrapola i principi gommosi, salini, mucillaginosi), e prendeva un odore ed un gusto nauseanti. Non si può certo dire che era “barricata”
Con rudimentali sistemi dii filtraggio, che tentavano di renderla un po’ più limpida, si poteva migliorarne un poco il sapore. Ma è tutto da dimostrare.

Le leggende dei lupi di mare varazzini, specie quelli del “Solaro”, raccontano che la razione giornaliera di acqua era prevista in tre litri a persona. Zitti e muti. 
Passiamo al cibo. Il cibo era costituito principalmente da patate, legumi secchi, carne salata e stoccafisso. Per anni piato dei poveri anche sulla terra ferma ed oggi pietanza costosissima dove ti servono scagliette di stoccafisso con una marea di patate, polenta bianca, gialla e birulò e il tutto pepato a più non posso. Come nel “cundigiun” erano sempre presenti le gallette che venivano conservate in cassoni foderati di zinco per mantenerle lontane dall’umidità, dagli scarafaggi e dai topi ma, ciò nonostante, dopo un paio di mesi di navigazione, spesso le gallette venivano “abitate” da dei vermi biancastri ma guai a buttarle. Si prendevano e si adagiavano, o meglio, si sbattevano più volte sul tavolo, se non sulla coperta, per esserne liberate dai vermetti e renderle così mangiabili. A bordo erano conservati anche: fagioli, ceci, fave, patate. Non mancavano l’aglio aglio e le cipolle e il lardo che serviva necessari per fare il minestrone.
Ma si sa anche a Varazze il pesto è sacro e i lupi di mare, del Solaro, raccontano che un buon cambusiere portava sicuramente il basilico seccato per poi pestare un po’ d’aglio, aggiungere olio e fare un pesto molto grezzo ma alla fine, pesto era.

Certo che non mancava il pesce pescato fresco sul posto. Cioè in mare. I marinai riuscivano facilmente ad arpionare un delfino; la carne veniva tagliata a strisce ed accatastata in un mastello coperto da dei pesi per far defluire il sangue. Dopo qualche giorno venivano messe in salamoia e poi venivano appese al sole ad essiccare. Dicono si trattasse di una squisitezza. Poi denominata “mosciame” e oggi proibitissimo. Alcuni fanno derivare il termine dal genovese “muscio” ossia persona di gusti difficili o comunque difficile da accontentare, tanto era considerato succulento.

A volte in coperta erano sistemate dei pollai con le galline, che fornivano le uova quotidianamente e che venivano poi conservate nella sabbia e, le galline, finivano con il collo tirato.
Le uova erano uno dei piatti preferiti dal marinaio, ma non erano certo il piatto giornaliero; era per lo più, il piatto “della festa”. A dumunega, le uova fritte, gli altri giorni. Tira la cinghia.

E ora parliamo delle gallette e, nello specifico, delle gallette del marinaio.
La Galletta era un prodotto a chilometro zero ma a “miglia” infinite. Era nato, nato come focaccina secca, quasi immangiabile se non bagnata, ideale sostituto del pane da mettere nelle zuppe e nelle insalate.
Le prime notizie risalgono al 1500 e riguardano l’uso delle gallette sui velieri, sciabecchi, galeoni ecc.

A bordo la galletta era l'unico “pane” per i marinai e si conservava per lunghi periodi. Per prepararla si usava una ricetta semplice: farina, acqua, malto, lievito di birra e sale. 
Venivano infornate e cotte e la consistenza finale, era quella di una ciambellota dura come il marmo. Le gallette a chilometro zero, venivano poi imbarcate per i lunghi viaggi. Prima dell’uso, venivano bagnate con l'acqua di mare, olio d'oliva e acciughe salate e ne veniva fuori una pietanza povera che non richiedeva cottura, non sempre possibile sulle barche dell’epoca e su quelle da pesca.

A levate della cinta muraria fortifica di Varagine, Varago, Ad Navalia, eretta per difendere il borgo e il borghetto, c’era il Solaro; borgo di marinai e contadini.
I velieri venivano costruiti sul lungomare e, date le loro dimensioni, lo scafo poppa arrivava a sfiorare le vecchie case dell’edificato fronte mare.
Ancora più a levante inizava la costa con i suoi versanti rocciosi e le sue scogliere bianche e nere con interposte calette. Dopo la baia del Corvo e quella dei Pescatori o Cala della Rete, foce del torrente Arenon vi una piccolo insediamento a valla del castello dei Marchesi di Invrea. Oggi pochi rammentano che quello era la nota fabbrica delle galette e lì venivano prodotte non più solo artigianalmente quelle singolari e dure ciambelle pe poi essere commercializzate per i viaggi oltreoceano. Nella foto a lato si scorge lo strorico e natico borgo in località Portigliolo i cui resti si possono ritrovare ancora oggi.

La gelletta si sposava bene anche con il cibo che in contadini consumavano spesso quando si recavano nell’entroterra per falciare e fare provvista di fieno per l’invero. Non vi era casa di ogni frazione che non avesse almeno una bella mucca e il fogliame (fugiacu) e il fieno non opteva mancare i inverno.

Ed ecco che arriviamo al “Cundigiun”.
Il cundigiun è oggi un classico dell’estate, ma all’poca era molto più povero ma comodo per essere consumato in un bel prato durante il taglio dell’erba.
Si può definire anche un piatto camaleontico: a seconda dei luoghi, delle famiglie, persino delle abitudini di ogni singola nonna, si preparava con ingredienti diversi. Come suggerisce la parola, basta che sia ben condito con olio extravergine di oliva! 
C’è chi metteva pomodori, basilico, fagiolini lessati, patate novelle lessate, cipolla, olio, aceto, ecc. Oggi ci mettono anche olive, peperoni e cetrioli. Spesso i contadini, se non avevano gallette o se avevano pane raffermo, lo utilizzavano tale e quale. Il cundigiun si prepara in men che non si dica e con la stessa rapidità di un’insalata, ma si conserva meglio se ve lo portavano al lavoro per pranzo dentro ad un “griletto” fasciato e ben avvolto in mandillu da gruppu.

Riportiamo, ad esempio, una delle tante ricette varazzine e genovesi: bisogna strofinare le gallette con l'aglio, farle rinvenire ed ammollare in acqua e aceto, poi premerle si premono un po nello “sciugacugie”; si rompe ogni galletta in quattro pezzi, si dispongono in un griletto di ceramica (meglio nota oggi come insalatiera) e si versa sopra un poco d'olio.

Poi si puliscono e si tagliano a fette tutte le verdure, tenendo separate le diverse qualità ; si sminuzzano le foglie di basilico e aglio; si condisce ogni verdura con olio, poco aceto e sale. Infine dispongono le verdure nell'insalatiera sopra alle gallette, alternandole fra loro; non vanno mescolate. Prima di servire bisogna lasciare riposare il tutto per almeno per mezz’ora, conservandola in luogo fresco, ma non in frigorifero.

Un tempo, ogni casa, era dotata, sulla parete più fresca, di una pietra “scianasoa”, ben murata, che sporgeva quel tanto che bastava per potervi posare il minestrone, il cundigiun o altro cibo al fine di conservarlo meglio. Era, in pratica, un frigorifero con classe energetica AAAAA!

Rintonando ai contadini, capitava di sentir parlare sia di cundigiun che di caponata. In effetti era due pietanze diverse: il cundigiun era consumata casa, specie durante l’estate ed era preparata ogni volte in modo diverso in funzione di ciò che l’orto offriva mentre la caponata era più povera e, nell’entroterra varazzino era molto semplicemente costituta da pane raffermo, messo in ammollo, con l’aggiunta di pomodori e patate.

Quando si parlava di pomodori c’erano solo due o tre diverse qualità e non esistevano i datterini, ciliegini ecc.

Per togliersi la fame, durante una pausa e per dare sollievo alla pancia vuota, bastava e avanzava.

Ma la capponata nella gastronomia genovese è ben altra cosa e ne riportiamo una breve ricostruzione storica tratta da una pubblicazione dei nostri affezionati amici Carlofortini.

Varazze, 28/05/2016

Che L'Inse

Argomento Trattato: Blog di PubliresArgomento "Hot": Storia Varazzese

Se fai sempre filotto, sei bravo. Non c’è dubbio

Dom, 22/05/2016 - 08:23

I liguri vengono spesso etichettati come spilorci e scorbutici oltre che mugugnoni.
A Varazze, un giovane amministratore comunale, sta smentendo alla grande questo sciocco luogo comune trito e ritrito. Come quello dei portoghesi che non pagano e degli scozzesi altrettanto spilorci. Lo si percepisce chiaramente da quando il vice sindaco Piacentini Filippo ha fatto in modo che finalmente si cambi aria ed è cambiata eccome e ciò è merito di un ragazzo che caparbiamente , convinto di remare in direzione giusta, è andato avanti da solo senza guardare in faccia nessuno ed ha ottenuto il riscatto che merita.

Ogni sua bocciata è filotto e uno di questi ultimi filotti lo ha fatto ieri. Dopo le giornate delle bici enduro, quella di ieri e di oggi, è una delle più azzeccate iniziative che Varazze è riuscita, per merito suo, a portare; quel voluto vocabolo in dialetto locale, u zeneize, che fa capire agli ospiti che sono ospiti e che non si va in spiaggia a Varazze ma si va “A spiaggia” e al più, “a maina”
Stiamo parlando ovviamente di questo giovane amministratore comunale che da più parti viene ormai dato come il prossimo sindaco della cittadina e che è fiero di ripetere che lui non vanta appartenenze partitiche; forse è l’unico che ha capito che non essendoci più i partiti, quelli delle vecchie scuole (PCI, DC, PSI, PLI, PRI, ecc.) ci ha azzeccato in pieno. La sua antecedente bocciature riservatagli dai benpensanti e perbenisti varazzini lo ha motivato ancora di più e l’ultima iniezione di riscatto l’ha avuta quando, accusato di conflitto di interessi ha promosso; Prima il faro del molo del surf, anche se lui ha un negozio che vende tavole e tratta quel genere di prodotti, poi ha modificato il regolamento sul rumore per lasciare che gli aperitivi possano essere accompagnati da musica a 80 DB ed ha avuto il coraggio di prendere la gestione proprio di uno di questi bar sul lungo mare. Lui non si è lasciato affibbiare l’etichetta di espulso e cacciato. Qualcuno lo vedeva già messo da parte e ora ha capito che ottiene sicuri consensi dalle persone che hanno meno di quarantanni ed è proprio così ... Il suo è un successo che ha un sapore di rivincita perché stavolta la musica è un’altra, mentre buona parte della giunta, sindaco in testa , si occupa da fantapolitica e di strategie complicate mentre lui, un po come l’allenatore Ranieri , vince non con la SQUADRA, o supporti esterni ma da solo. Questi sono fatti e non opinioni. Forse la determinazione ed il coraggio di far le cose rende il suo indubbio successo molto scomodo nelle segrete stanze.
Il Cundigiun è stata una sua idea e, per il secondo anno, un vero successo importante sia per gli ospiti che per la città e ciò scaturisce dal fatto che lui (come Ranieri) ha fatto squadra, ha gestito lo spogliatoio. Tutte le frazioni, con la loro gente di paese, gente semplice e volenterosa che sono anni che nessuno se li cura, è scesa “a spiaggia”, è scesa a Varazze e lo faceva ormai solo il giorno della “Santa”, Santa Caterina; lui è riuscito a trovare quel minimo comune multiplo condiviso da tutti, dai ristoratori, bar, bagnini e bagnanti, quelli della famose e miopi categorie economiche e, anziché litigare, ha fato bingo. Ora oltre a quella fascia di consenso sicuro, dei quarantenni , il vice sindaco potrà sicuramente contare su quella enorme fascia di consenso costituita delle frazioni ed è li che ha consolidato la sua ormai indiscussa posizione di leader politico. Al prossimo giro, piaccia o no, il sindaco sarà Piacentini e con lui, definito scorbutico, scontroso, prepotente ecc. ecc. forse i retro porti diverranno porti e approdi sicuri per imprenditori non più miopi ed attaccati alle sottovesti di seta sgualcita dei vecchi senatori dei partiti. Perché lui è uno schiaccia sassi e non si fa ingannare da nessuno nemmeno da chi inchioda la città da anni.
Adesso non sappiamo cosa accadrà e cosa ne sarà di questo succoso successo, non c’è giorno che passi senza che lui non ne collezioni uno mentre gli altri stanno a guardare. Ma oggi godiamoci questo secondo giorno del Cundigiun perché : così è se vi “anche se non vi appare.
Possiamo solo dare un consiglio al giovane Piacentini: continua ad avere spigoli e sgomita quanto basta perché oggi serve gente brava e magari scomoda come te, perché di comodi e malagestenti, la città ne ha abbastanza e si lecca, a causa della loro cronica incapacità, le ferite e, per quanto riguarda il conflitto di interessi, che male c’è se un commerciante fa l’assessore al commercio, se vende tavole da surf e articoli simili ed è assessore al demanio e litorale, oppure se ha alzato la soglia del rumore musicale per l’aperitivo lungo per farlo forse anche lui. Bisogna che si incominci a guardare la luna e non il dito che te la mostra; forza Piacentini, sei giovane quanto basta e determinato.

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La Stoppani diventa un Horror

Sab, 21/05/2016 - 20:07

Di che L'Inse - Varazze, 21/05/2016

Orrore al quadrato per Andrea Biscaro, nel suo nuovo romanzo, un eco-thriller, un horror di militanza ambientale, che trasforma in un mostro da pelle d’oca l’impatto di sostanze non biodegradabili sul territorio. È la collana “L’orrore l’orrore”, delle monzesi La Ponga Edizioni, ad ospitare “Cromo” (pp. 128, euro 11,00), pubblicato ad Aprile 2016 con una copertina che riesce come poche a rappresentare efficacemente la vicenda raccontata.

Giovane la casa editrice, giovane l’autore. La Ponga è nata nel 2012, attenta a generi narrativi dal giallo al nero gotico, senza escludere il fantastico e il fantascientifico. Andrea Biscaro, ferrarese residente nell’isola tirrenica del Giglio, ha solo 36 anni, anche se vanta una carriera significativa, tanto da romanziere che nel mondo della musica, come cantautore. In questa veste, può inserire nel curriculum la collaborazione conTiziano Sclavi, il papà di Dylan Dog: insieme hanno confezionato a quattro mani il libro-cd “Ballate della notte scura” (Squilibri, 2013). Tra i suoi romanzi vanno poi segnalati l’horror-zombie “Il buio nella bocca” (Safarà, 2013), l’horror “Il Vicino” (Safarà, 2014) e i gialli “Illune” e “Sangue d’Ansonaco” (Effigi, 2011 e 2015).

Ma veniamo al nuovo, nuovissimo, ecoaggressivo “Cromo”.
Quella fabbrica, quella puttana di fabbrica, ha prodotto veleni per cento anni e non smette, nonostante tutto. È una struttura che dovrebbe risultare ormai mera archeologia dello sviluppo, chiusa da tempo, in Liguria, a ridosso del litorale tra Varazze e Cogoleto. Se però anche nella realtà le carcasse post industriali continuano a diffondere inquinanti, figurarsi cosa può accadere in una fiction letteraria orrorifica. Quel colosso ligure immaginario diventa un golem, un grande essere informe, con quel Forno 70 che fuma ancora.
A Biscaro sembra congeniale il gioco degli specchi: un autore di thriller che racconta di un autore di thriller. Il protagonista della storia è un collega immaginario di Andrea ed è un noir a sfondo ecologico anche il libro che lo scrittore Antonio Brando (le iniziali, A. B., solo un caso?) che i lettori ricorderanno in azione e reazione (alle non poche sorprese), nei due gialli pubblicati da Effigi.

Lo ritroviamo invecchiato, immusonito, demotivato. L’ultimo thriller di successo risale a sette anni prima, poi il tracollo, mentale e fisico. Nell’ufficio milanese della sua storica agente letteraria, si presenta come un grasso signore senza più fiato e senza più desideri, un ricco e annoiato scrittore in pensione. Intanto, ha subito un incidente disastroso, che lo ha segnato. E fuma, senza ritegno.
Ma l’algida Valentina dimostra di credere ancora in lui (sebbene non si sentano da due anni) e gli propone un progetto interessante, una nuova collana di noir di ecomafia: i disastri ambientali italiani. La casa editrice offre un ottimo contratto e il primo soggetto, quello relativo al caso Stoppani, è davvero inquietante.

“Secondo me lo racconteresti da Dio!”

Costruito nei primi del 1900 da un industriale milanese, lo stabilimento produceva composti di cromo, impiegando nel processo produttivo sodio e potassio. Altre aziende erano nate in diversi Stati, trasformando il gruppo in una multinazionale della chimica, ma inquinando intanto pesantemente le falde acquifere, il fiume, il mare e il litorale, oltre all’area della fabbrica, ora dismessa. Uno dei più terribili disastri ambientali, forse il più misterioso.
Valentina insiste. Antonio, scettico sulle prime, comincia a provare curiosità. Avverte anche un brivido. C’è qualcosa di oscuro in quella fabbrica, qualcosa da svelare.
In Liguria abita Simona. Non si sentono da anni, ma c’è stato qualcosa tra loro. Quando decide di lanciarsi nel progetto, Brando la contatta con tanta faccia tosta e chiede di ospitarlo. Lei acconsente. Non è cambiata affatto, anzi, sembra più giovane di allora, la pelle tesa, abbronzata, il fisico atletico. Sorride, spalanca le braccia.

Quello che è cambiato è lui, ingrassato certo, ma dopo l’incidente ha scoperto di avere una specie di sesto senso, delle visioni, come sogni ad occhi aperti, quando è molto teso, nelle situazioni di pericolo o di mistero. Fatti del passato, flash sul futuro. Questa sensibilità tornerà a tormentarlo nell’avventura in cui si è cacciato. Quella fabbrica non è morta, anche se tutti si ostinano a ripetere che il disastro ecologico è cosa risolta e la bonifica completata. Poi, un ex operaio, Luigi, lo contatta, dicendo di avere cose importanti da dirgli. E Simona è rapita …

Varazze, 21/05/2016

Di Che L'Inse

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Convenzioni urbanistiche

Dom, 15/05/2016 - 18:22

Parliamo di convenzioni urbanistiche; tema attuale più che mai
Un po’ di giuridichese non guasta mai.

Prima considerazione.
Le convenzioni urbanistiche sono sempre più lo strumento di attuazione della pianificazione urbana e sono al centro di un variegato sistema di attori.

Seconda ed importassimo considerazione.
Nel caso di convezione sottoscritta dall’amministrazione comunale e dal soggetto privato, occorre darne piena attuazione, poiché l’atto di convezione impegna il patrimonio comunale e lo impegna solo sulla base di garanzie certe (fideiussioni bancarie) e non è possibile modificare unilateralmente quanto è stato convenuto in un accordo-convenzionale sottoscritto o apportare modifiche alle garanzie tali da rendere rischiosa l’impegno del patrimonio comunale e/o l’interesse pubblico.

Le convenzioni urbanistiche hanno assunto sempre di più lo scopo di disciplinare il corretto utilizzo del territorio mediante un modello consensuale che prevede un contenuto obbligatorio, previsto dalla legge e dalle norme urbanistiche attuative, e un contenuto discrezionale
Va evidenziato che la convenzione urbanistica si caratterizza, sotto il profilo giuridico, per creare obblighi tra Amministrazione locale e privato/i, secondo il dettato dell’articolo 1321 del codice civile, con l’obiettivo di realizzare compiutamente una previsione urbanistica e rientra nella previsione dell’articolo 11 della legge n. 241 del 1990.
Possiamo definirla, per semplificare il concetto ma in maniera assolutamente ortodossa , come un contratto ( un negozio giuridico unico o una serie di atti negoziali con efficacia obbligatoria e reale)
: da una parte, c’è il privato che realizza l’interesse a definire una propria utilità, dall’altra parte, l’Ente locale autorizza la conformazione del territorio con la costruzione di beni e/o infrastrutture a beneficio della collettività (opere di urbanizzazione e/o aree a ciò destinate).

In termini diversi, la convenzione urbanistica conclusa dalla P.A. col privato interessato al rilascio di un permesso di costruire (concessione edilizia) non assume valenza privatistica ed autonoma rispetto all’atto autoritativo di concessione, ma si inserisce nel procedimento amministrativo finalizzato al rilascio della stessa, confermando la proiezione dell’esercizio del potere discrezionale all’interno del procedimento amministrativo.
L’accordo, nei termini delineati, è quindi lo strumento più utilizzato per realizzare gli interessi pubblici in ambito di sviluppo territoriale urbano, in collaborazione diretta con i privati , dando autonomia alla parte privata nei limiti di coincidenza con la potestà pubblica nell’assolvimento del primario interesse della buona amministrazione (ex art. 97 Cost.), oltre che dei principi comunitari di sussidiarietà (ex artt. 117 – 118 Cost.).
Il privato, all’interno dell’accordo convenzionale, può liberamente assumere impegni patrimoniali più onerosi rispetto a quelli astrattamente previsti dalla legge: impegno questo che rientra nella piena disponibilità delle parti, posto che la normativa vigente non esclude affatto che le parti possano, per valutazioni di convenienza, regolare il rapporto in termini diversi.
A rimarcare l’incontro tra le esigenze del privato e l’equilibrio dell’interesse pubblico è la considerazione che l’approvazione di un piano di lottizzazione e del relativo schema di convenzione urbanistica non impedisce all’Amministrazione locale, che ha approvato lo strumento urbanistico, di rifiutare la stipula della convenzione, essendo essa legittimata a rivedere le proprie determinazioni pianificatorie sull’area d’intervento e, ove del caso, a decidere anche di non stipulare più la convenzione in relazione alla permanenza costante dell’interesse pubblico, salvo che tale determinazione non risulti fondata su erronei presupposti o su atti illegittimi. Ad esempio, ciò accade se un procedimento si è concluso con conferenza dei servizi (referenti e deliberanti) e chi ha assunto decisioni non aveva piena delega ad assumerle e magari era solo delegato a partecipare, oppure se chi ha firmato la convezione non ne aveva facoltà in quanto funzionario e non dirigente dell’ente, ecc.

Va precisato però che gli accordi procedimentali non coincidono tout court con il contratto, la norma dell’articolo 11 della L.241/90 (nel secondo comma) si limita a richiamare la normativa codicistica senza precisare la piena compatibilità, inoltre il quarto comma prevede una evidente eccezione alla norma comune in materia di obbligazioni e contratti, consentendo ad una sola parte (quella pubblica) di recedere unilateralmente dall’accordo “per sopravvenuti motivi di pubblico interesse” esorbitando, quindi, dalle previsioni generali sugli effetti del contratto (ex art. 1372 del c.c.) che non consentono lo scioglimento dell’efficacia del contratto “se non per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge”.
Possiamo quindi affermare che le convenzioni urbanistiche sono un esempio notorio di accordi conclusi dalla P.A. con il privato per realizzare, da una parte, il fine pubblico (la pianificazione territoriale), e dall’altra, l’interesse del singolo ad acquisire il titolo abilitativo (l’edificazione).

Ritornando ai presupposti di legittimità va rimarcato che i comuni, come ben noto, sono disciplinati dal T.U. degli Enti locali di cui al D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267
L'art. 107 del T.U. 267/2000 (che ricalca l'abrogato art. 51 della legge 142/90 così come successivamente modificato dalle leggi 127/1997 e 191/1998 leggi Bassanini) stabilisce che la competenza a stipulare i contratti spetta ai Dirigenti e nei Comuni ove non ci sono i dirigenti i compiti di questi ultimi possono essere attribuiti a seguito di provvedimento motivato del sindaco, ai responsabili degli uffici e servizi indipendentemente dalla loro qualifica professionale anche in deroga ad ogni diversa disposizione (la necessità del provvedimento sindacale già prevista dalla legge 191/1998 é pure confermata dall'art. 109 T.U. 267/2000) a meno che tali compiti non siano stati attribuiti dallo statuto, dai regolamenti o sempre dal Sindaco al Segretario Comunale (art. 97 comma 4, lett. d). Quindi laddove nell’organigramma dell’ente ci sono, ai vertici dello stesso, i dirigenti questa funzione non è da loro delegabile ai sottoposti responsabili di servizi o funzionari di qualifica inferiore.
Il Consiglio Nazionale del Notariato, in un suo studio ormai datato, aveva sostenuto che la competenza a stipulare i contratti (e quindi anche le convenzioni) non spetterebbe, , in via esclusiva ai soli dirigenti (o in mancanza ai responsabili dei servizi), persistendo sempre una concorrente competenza del Sindaco, al quale la legge attribuisce pur sempre la rappresentanza legale dell'Ente. Tuttavia questa tesi del Consiglio Nazionale del Notariato è stata disattesa sia dal Consiglio di Stato (Sez. I - Parere 1620 del 10/7/91) che dal Ministero degli Interni (circolare 6/92 del 13/4/1992 ribadita dalla Circolare n. 4 del 10 ottobre 1998), che escludono qualsiasi competenza concorrente del Sindaco; infatti la più volte novellata normativa avrebbe infatti perseguito lo scopo di separare nettamente il potere politico/decisionale dal potere rappresentativo.
Ne deriva che alle convenzioni urbanistiche, in rappresentanza dei Comuni, interverrà solo il Dirigente competente.
Solo nei comuni più piccoli, dove non esiste la figura del Dirigente, su incaricato dal Sindaco o del Segretario Comunale, che agirà in esecuzione di apposita delibera del Consiglio Comunale competente ad approvare i provvedimenti in materia urbanistica (piani territoriali ed urbanistici e programmi annuali e pluriennali per la loro attuazione - art. 42 T.U. 267/2000), la convenzione urbanistica potrà essere firmata dal responsabile degli uffici e dei servizi.
Cerchiamo di fare un semplice esempio:
un ente locale correrebbe seri rischi e potrebbe vedersi contestare veri e propri reati se si avventurasse incautamente ed in maniera illegittima con importanti trasformazioni urbanistiche negoziate con convenzioni firmate da un funzionario anziché dal Dirigente competente.
un ente locale correrebbe altrettanti rischi, ma in questo caso potrebbe avvalersi sui funzionari o dirigenti, se avesse assunto decisioni in sede di conferenza di servizi riguardanti procedimenti urbanistici ed edilizi, ma lasciandole assumere a funzionari o responsabili di seri o uffici senza piena delega (capita per fortuna raramente ma purtroppo è capitato, che un funzionario venga delegato da un dirigente ma con delega a partecipare alla conferenza di servizi senza precisare espressamente che lo stesso funzionario può anche decidere o assumere decisioni vincolanti per l’ente)

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Misteri sul Retroporto di Varazze ?

Sab, 14/05/2016 - 18:07

Di Che L'Inse - Varazze, 14 maggio 2016

Sul retro del porto di Varazze si annidano misteri.
Andiamo indietro di un po’ di anni e andiamo sul sito della regione Liguria.

http://iterg.regione.liguria.it/VisMono.asp

All’indirizzo riportato sopra si può scaricate questo atto pubblico:

Riportiamo di seguito un estratto di quello che è stato il provvedimento forse più importante di quella che è stata poi mancata trasformazione urbanistica della cittadina rivierasca

RELAZIONE ISTRUTTORIA N. 397 del 25 maggio 2009
Procedura di SCREENING
(art. 10 della l.r. n.38/98)

OGGETTO: Progetto Urbanistico Operativo di iniziativa mista pubblico-privato delle zone T1a1 (riperimetrazione del T1a di cui al PUC) e T1c, più parte della zona Bs, del PUC di Varazze, consistente nella realizzazione di unità residenziali e servizi sportivi

PROPONENTE: Anteo Srl, Via Vigliani, 123, 10127 Torino; New. Co. Varazze Srl, Via Vegerio, 6/7, 17100 Savona

TIPOLOGIA PROGETTUALE: punto 10a) dell’allegato 3 alla l.r. n.38/98, sito non compreso in aree carsiche o protette

PROCEDIMENTO:
data di avvio: 4 maggio 2009
collaborazioni attivate: Tutela del Paesaggio, Piani e progetti di bonifica ambientale, Assetto del territorio, Urbanistica, Infrastrutture e mobilità

Quadro di riferimento progettuale e ambientale

L’area in oggetto, nel comune di Varazze, a ponente del centro storico, costituisce cerniera di connessione tra il centro edificato e la zona a servizi del nuovo porto, ed è funzionalmente connessa alla stazione ferroviaria; ha superficie trasformata complessiva di 22.393 mq.
Il sub distretto T1c occupa una fascia ristretta compresa fra l’Aurelia e l’Aurelia bis (o strada di scorrimento), ha estensione 10.710 mq occupata da capannoni industriali fatiscenti, mentre la zona T1a1 è di 9.400 mq e comprende il campo sportivo e un paio di capannoni artigianali. Sono funzionalmente connessi il piazzale della stazione e la viabilità fra i due ambiti. La zona Bs somma 160 mq, ed è attualmente occupata da una palazzina di cui è prevista la demolizione per ottenere continuità con il contesto.
Il progetto prevede un edificato lineare residenziale e commerciale su un percorso pedonale in prosecuzione virtuale della via centrale al centro storico, una torre con mix funzionale residenziale, uffici e commerciale, un sistema di piazze, un nuovo campo sportivo sopraelevato con sottostante piastra a servizi generali (eventualmente anche sede VVFF), spazi commerciali e di sosta. Nell’area T1a1 la realizzazione dei servizi è condizionata alla messa in sicurezza del sottostante rio Cucco. Al di sotto dell’intervento nella zona T1c sono previsti due piani interrati a parcheggio, in parte organizzati autonomamente come servizio alla stazione, con accesso dalla strada di scorrimento e uscita su Piazza XXIV maggio autonome rispetto ai parcheggi pertinenziali e a servizio del contesto. Il carico insediativo globale per il subdistretto è calcolato in 423 abitanti.

Dotazione parcheggi:
T1a1: 678 mq a parcheggio comunale + (383 + 3042 + 558) mq a parcheggio pubblico + (411 + 296?) a parcheggio pertinenziale (VVFF?)
T1c: 601 mq parcheggio pubblico FFSS + 1433 parcheggio pubblico a raso + 1745 parcheggio pubblico privato + 17450 parcheggio privato (contenenti i 3700 pertinenziali ex L. n. 122/89 richiesti dal PUC – nei due piani interrati).
I parcheggi privati sono ricavati in due piani interrati al di sotto del sub distretto T1c. Nelle Norme di flessibilità del PUO è previsto che la realizzazione di un ulteriore piano interrato, anche sotto le aree di proprietà comunale, non costituisce variante purché coerente con le destinazioni urbanistiche. Il numero totale di parcheggi è in eccesso rispetto alle dotazioni richieste per l’intervento; è stato dichiarato corrispondere alle istanze di parcheggio anche delle preesistenze nel contesto, ma non è necessario per soddisfare gli standards di norma.

È previsto l’allaccio alla rete acquedottistica che ha caratteristiche tali da supportare i nuovi insediamenti.
La rete di raccolta acque bianche sarà dotata di pozzetto sedimentatore; la riserva sa5rà utilizzata per l’irrigazione e la pulizia degli spazi pubblici nonché per eventuali finalità antincendio (due sistemi di raccolta, uno per subdistretto). Per le acque nere è previsto l’allaccio alla condotta esistente che è sufficiente a supportare i nuovi insediamenti. La rete convoglia al depuratore consortile di Savona.

Nel cronoprogramma è correttamente indicata come prioritaria la messa in sicurezza del rio Cucco, in parallelo alle attività di demolizione e bonifica.

In apposita relazione sono puntualmente individuate le specie vegetali da mettere a dimora nelle aree a verde, nonché le modalità a garanzia delle condizioni di drenaggio e disponibilità di terreno ottimali.

Nella relazione allegata alle norme di attuazione sono indicate cautele gestionali per la fase di cantiere, volte a minimizzare la produzione di rifiuti, predisporre correttamente le aree di stoccaggio. Nell’ambito dei progetti attuativi è richiesta la collocazione di almeno 2 isole ecologiche (tradizionali o a scomparsa o automatiche), correttamente dimensionate, salvo diverse modalità di gestione della raccolta dei rifiuti decisa dall’amministrazione (es. porta a porta).
Sono date indicazioni anche per il recupero della acque piovane dalle superfici dei tetti ed il loro riutilizzo, anche in rete duale per i servizi sanitari, nonché per l’installazione di impianti a risparmio idrico (rubinetterie, sciacquoni, etc.) e la scelta di specie vegetali autoctone poco esigenti per ridurre i consumi idrici per l’irrigazione. In realtà la sistemazione a verde prevede la posa di specie esotiche; le modalità sono tuttavia corrette e non si rilevano criticità, dato il contesto urbano, fortemente artificiale.

Energia
Nelle Norme di attuazione e nella relazione allegata alla lettera A sono indicate le misure volte al risparmio energetico e all’integrazione delle fonti rinnovabili, con relativi obiettivi quantitativi.

Viabilità
Alla tematica è molto sensibile il Comitato spontaneo di quartiere “Ponente Varazzino e Dintorni”. L’istanza, condivisibile, è quella di realizzare una maggior connessione e continuità con l’attuale tessuto storico del centro, risolvendo senza soluzione di continuità in corrispondenza di Piazza XXIV maggio l’integrazione dei percorsi interni al sub distretto con il contesto. Durante l’incontro tenutosi in data 24.04.09 presso la regione, presente il Sindaco, l’Assessore all’Urbanistica e i tecnici comunali di Varazze, i proponenti hanno manifestato la propria disponibilità a individuare una percorrenza a senso unico a salire da P. XXIV maggio verso via Montanaro, essendo possibile dalla stazione scendere sull’Aurelia bis dalla rampa esistente verso ponente. Si realizza così una circuitazione che consente l’accesso all’edificazione a monte della stazione e d’altra parte, almeno in una condizione transitoria, alleggerisce i flussi su piazza XXIV maggio riducendone l’effetto “barriera” rispetto alle percorrenze pedonali dal centro. Tale soluzione è ribadita nella nota datata 28.04.09 con cui è stata trasmessa la documentazione di PUO completa, comprensiva della tavola che illustra planimetricamente tale soluzione. L’immissione nel sistema del flusso in uscita dal nuovo parcheggio della stazione su piazza XXIV maggio avverrà con obbligo di svolta a sinistra.
Nell’area vasta bisogna ricordare l’importanza del completamento dell’Aurelia bis – strada di scorrimento verso est, e il suo utilizzo quale “viabilità principale”, libera da ostacoli e segnaletica che ne impediscono la sua piena funzionalità, lasciando all’Aurelia storica il ruolo secondario per gli spostamenti residenziali/turistici e balneari.
Importante in tale contesto sarà la cucitura dell’estremo lembo ovest del centro storico varazzino con il nuovo quartiere attraverso Piazza XXIV Maggio. La strada, rappresentata nell’elaborato 1 rev. 8 “Adeguamento Piazza XXIV Maggio”, che attraversa la medesima dovrà essere a senso unico in direzione stazione ferroviaria e via Montanaro così come rappresentata, ma ad unica corsia con marciapiedi/banchine laterali. Bisognerà creare inoltre un passaggio pedonale in asse al budello pedonale al fine del raggiungimento dei sistemi di risalita pedonali e non per l’accesso alla stazione ferroviaria. Tutta la piazza, primo luogo del centro storico varazzino di transito per chi arriva con il mezzo ferrato, dovrà essere rivisitata e riorganizzata al fine di definire le porzioni di aree utilizzate dalla mobilità veicolare e quella pedonale integrandole e riconoscendo alla medesima il ruolo di luogo di incontro, passeggio, scambio, ricollocando allo scopo anche la fermata del bus.
Al fine del completamento della circuitazione della viabilità in uscita dalla stazione ferroviaria e dai quartieri retrostanti ad essa, bisognerà adeguare la rampa in discesa verso l’Aurelia con marciapiedi pedonali, valutando comunque la possibilità di raddoppiare la corsia e prolungando l’innesto con l’Aurelia alla esistente rotonda, nell’ambito delle previsioni sul sub distretto T1b. Questo potrebbe permettere di utilizzare tale rampa sia per la salita che la discesa dalla stazione e dai quartieri collinari, alleggerendo di conseguenza il transito sulla Piazza XXIV Maggio tanto da consentirne, a regime, l’eventuale totale pedonalizzazione ovvero totale riprogettazione.

Qualità del suolo
Il sito è stato oggetto di attività industriali, parte di concia e parte di produzione di gas, da cui la necessità di predisporre il Piano di caratterizzazione ai sensi dell’art. 242 del D. Lgs. n. 152/06, che è stato presentato in data 7.11.2008 ed approvato (con prescrizioni per l’implementazione delle analisi chimiche della matrice suolo e acque) nella Conferenza tenutasi in data 14.01.2009. Al Comune è stato demandato il controllo dei successivi adempimenti. Non sono ancora state trasmesse alla Regione le risultanze delle analisi previste.
Le indagini preliminari svolte (2 sondaggi a carotaggio continuo, fino a 10 m di profondità, 2 finiti a piezometro (PZ3 e PZ5) fino a 15 m – con prelievo di campioni di terreno ed acque sotterranee) evidenziano la conformità dei campioni con le CSC di colonna B (uso commerciale ed industriale) di cui a tab. 1 dell’allegato 5 alla parte IV del D. Lgs. n. 152/2006, ma il supero per alcuni delle CSC di colonna A (aree a uso verde pubblico e residenziale – eccedenza per metalli, IPA, idrocarburi C>12, PCB). I dati relativi alle acque di falda evidenziano la totale conformità con le CSC.

Bilancio delle terre
La realizzazione dei volumi interrati comporta lo scavo di 73.000 mc; in corso di progettazione edilizia sarà predisposto e approvato lo specifico progetto di riutilizzo delle terre da scavo di cui alla DGR n. 859/08. Il materiale non potrà essere riutilizzato in sito in quanto non sono previsti riempimenti o rilevati. Gli esiti e le condizioni della bonifica determineranno il destino di parte dei quantitativi, stimati ad oggi in circa 21.000 mc.
Sulla base della caratterizzazione geotecnica condotta, sono ipotizzati il riutilizzo per ripascimento (fatta salva la compatibilità con i criteri specifici di settore), per rilevati/riempimenti, per la formazione di misti stabilizzati, delle frazioni con CSC entro i limiti di norma.

Vediamo ora cosa ha deciso all’epoca la Regione Liguria. La Regione autorizza ma a condizione.

Ecco l’estratto del decreto della Regione Liguria. Analizziamolo. E’ complesso ed è stato emanato sotto elezioni amministrative.
Si legge che Hanno fatto anche delle indagini anche se forse molto limitate. Su circa 25.000 mq di area ma hanno fatto due soli sondaggi sino a 15 m di profondità.
Per rendere l’idea si propone questo esempio: sono stati fatti due soli buchi su un’area pari a quella di tre campi da calcio.

Ecco ad esempio il Campo Pino Ferro; oggi parcheggio, campeggio, abbandono,ecc.
C’è chi si chiede dove scaricano le acque nere tutti questi camper. Ovviamente se la riportano a casa anche se i mal pensanti sostengono che la svuotano li vicino ai morti.

Quali conclusioni possono quindi aver tratto da quei due buchi non si sa. Praticamente hanno fatto un buco ogni ogni 8.500 mq. Forse era meglio fare un buco ogni 80 mq. Il motivo non si comprende.

Ciò nonostante la pochezza delle indagini che hanno fatto (2 sondaggi a 10 m e due per l’acqua a 15 m di profondità) sono riusciti a dimostrare che dai prelievi di campioni di terreno ed acque sotterranee c’è sicuramente un supero per alcuni delle CSC (Concentrazione Soglia di Contaminazione ) di metalli, e idrocarburi e chissà cosa altro. Se facevano una decina di buchi nella zona concia pelli chissà cosa veniva fuori.

Nel decreto si legge:

Qualità del suolo
Il sito è stato oggetto di attività industriali, parte di concia e parte di produzione di gas, da cui la necessità di predisporre il Piano di caratterizzazione ai sensi dell’art. 242 del D. Lgs. n. 152/06, che è stato presentato in data 7.11.2008 ed approvato (con prescrizioni per l’implementazione delle analisi chimiche della matrice suolo e acque) nella Conferenza tenutasi in data 14.01.2009. Al Comune è stato demandato il controllo dei successivi adempimenti. Non sono ancora state trasmesse alla Regione le risultanze delle analisi previste.

Quindi indagini e verifiche = ZERO.
Bonifica sottosuolo = ZERO

Circolano ora voci che sostengono questa tesi: hanno fatto molte verifiche ma le hanno fatte gli imprenditori e sono riservate e sotto a quell’area c’è da bonificare e tanto. Ma bonificare costa e se costa ferma tutto. Si aspetta un po’ e finisce che qualche anima buona fa dichiarare quel sito SIN come la Stoppani. Cioè Sito di Interesse Nazionale promuovendo di fatto l’attuale Sito di Disinteresse Comunale.
Quindi non si fa niente di niente, specialmente lì.
Non sarà certo per questi pettegolezzi ma lì non è stato fatto più niente.
Qualche estratto dai post comparsi in rete.

http://parliamodivarazze.blog.tiscali.it/2015/04/03/t1-situazione-non-ac...

L’anno scorso il malcontento continuava e anche il volgo protestava.

http://www.rifondazionesavona.it/loc/plaw01.html

Pesino i comunisti protestavano e l’allora assessore all’ambiente era rimasto, dalla parte del proletariato e, ciò nonostante, dopo il suo comunicato stampa del 7 aprile 2009 i suoi dirigenti e funzionari regionali gli hanno forse sottratto o spiegato male la vicenda e hanno decretato in data 25 maggio 2009 autorizzando il tutto emettendo il provvedimento fondato sui due soli buchi.

http://www.ponentevarazzino.com/2009/05/09/varazze-la-lista-del-candidat...

http://www.ponentevarazzino.com/2009/04/18/varazze-parla-il-candidato-si...

http://www.ponentevarazzino.com/2009/04/18/varazze-nessun-blocco-alla-ri...

Rimaniamo nel 2009. Pochi giorni prima del decreto regionale viene resa pubblica la lista “Per Varazze” presieduta da Giovanni Busso che vede come capolista e candidato Sindaco Alessandro Bozzano (Avvocato) e, nella lista, c’è metà degli attuali componenti la maggioranza ora di segno politico opposto tanto che ora dicono che il Sindaco non sia gradito ospite nel PD. Nella lista compare persino l’Arch. Vallino Sabrina. Moglie del famoso ed affermato arch. Ariu progettista del retro porto. Compare anche la compagine comunista con l’ex assessore Carla Siri. Maestra in pensione e militante del PCI ben nota a Varazze.

http://www.ponentevarazzino.com/2009/05/10/varazze-scajola-orsi-e-vaccar...

Sempre il 10 maggio 2009, un solo giorno dopo, arriva la pubblicazione della lista di destra.
Dalla rete incolliamo qualche immagine della compagine di destra e dei suoi componenti e militanti.

https://www.facebook.com/377481619060472/photos/a.379287675546533.107374...

E sempre la lista, salutata addirittura dal primo ministro Renzi pochi giorni prima delle elezioni amministrative, esce ora in maniere tranciante e in merito alle aree ex Conceria e non lascia dubbi.

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-0/s480x480/10269608_39334558...

Nessuno pare abbia ormai dubbi sul fatto in quell’area (25.000 mq) specie sul lato levante dove insisteva la concia pelli, ci potrebbero essere sostanze molto pericolose e dannose per la salute ma il primo passo nessuno lo ha ancora fatto e il Comune chissà se ha presentato le risultanze delle analisi e e verifiche prescritte con il decreto del 2009?

Varazze, 14 maggio 2016

Che L'Inse

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Giornalisti Cercasi

Ven, 13/05/2016 - 14:19

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Notizie sui Tannini: proprietà e uso acido tannico

Gio, 12/05/2016 - 03:42

Di Contessa - Varazze, 12/05/2016

Alcuni chimici Stoppani Cogoleto interpellati tecnicamente in merito uso"tannini per concia pelli" hanno risposto così al sindaco Alessandro Bozzano.
Premesso che la Stoppani di Cogoleto era l'unica produttrice in Italia dei derivati di cromo ed una delle poche in Europa(Germania , Inghilterra, paesi dell'est).

Quindi in Italia erano collegate alla Stoppani tutte le aziende che conciano e pelli,alcune in provincia di Genova e la conceria Rocca in provincia di
Savona. Il concentramento massimo di concerie in Italia é in val D'Arnoe provincia di Vicenza, la Stoppani aveva acquisito anche la chimica
vicentina,veneta,Stoppani sud a Marcianise-Caserta facenti parte tutte del gruppo Stoppani.
L'alto sviluppo qualitativo dei suoi prodotti esportati in tutto il mondo é dovuto alla determinazione ed incessante attività di ricerca per migliorare
i propri prodotti ed essere leader sul mercato Europeo. A tal fine esistevano ben due laboratori che si occupavano esclusivamente di
ricerca e perfezionamento qualitativo,il primo ubicato a Cogoleto all'interno dello stabilimento ed il secondo a Corsico Milano.
In data 12/09/1990 i responsabili laboratorio Corsico realizzavano la prima unità di prova per produzione semi-scala "tannini e pps".
Considerata la complessità di tale ricerca e prevedendo buoni sviluppi la presidenza Stoppani ha incoraggiato i responsabili a proseguire il loro
lavoro ed in data 09/06/1995 é nato un ulteriore impianto pilota denominato" Tanoplen".
Quanto sopra per far comprendere quanto laboriosa sia la preparazione, affinamento impiantistico, le prove per poter poi realizzare un apparato
produttivo finale che produca un prodotto da "ELITE" che possa avere un mercato consolidato ed essere competitivo all'estero.
Purtroppo come è noto 14 anni fa la Stoppani di Cogoleto ha cessato le sue attività lavorative ed il progetto reparto produzione "tannini" non sarà
mai fatto in Italia ma in altri stati dove è presente la multinazionale Stoppani.
A disposizione per ulterioriori chiarimenti.
Affermare che la conceria Rocca usasse tannini per la concia pelli alla luce di queste precisazioni dettagliate appare bizzarro, in particolar modo in
periodi dove non si conoscevano appieno ne erano mai state iniziate in Italia prove per utilizzo esclusivo di acidi o fonti vegetali che consentissero un
utilizzo su scala industriale per impedire il marciume del pellame con una corretta azione di concia,conservazione, morbidezza,pieghevolezza
caratteristiche ottenute coi prodotti Stoppani.
Occorre in fine sottolineare che la Stoppani fino alla sua chiusura non ha mai utilizzato tannini solo fatto prove a Corsico.

Varazze. 12/05/2016

Contessa

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Una Testimonianza - Parte Seconda

Mer, 11/05/2016 - 12:16

Di Ferrero Cristiano, Varazze 10/05/2016

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